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UberPop: arriva il divieto del Tribunale, insorgono “autisti” e consumatori

Il Tribunale civile di Milano ha inflitto un duro colpo alla famosa “UberPop”, la app di Uber che da qualche mese, accanto ad un regolare servizio di Uber di noleggio con conducente, permette a chiunque, senza bisogno di alcuna licenza, di mettere a disposizione la propria auto e di improvvisarsi autista, chiedendo prezzi inferiori a quelli di mercato.

Questa iniziativa dell’azienda californiana non è piaciuta ai tassisti italiani (e di altri paesi europei), i quali a numerosi scioperi hanno fatto seguire un ricorso contro gli improvvisati autisti di UberPop. Il ricorso è stato accolto dal Tribunale Civile di Milano, il quale ha vietato UberPop in tutta Italia, in quanto offrirebbe un servizio in concorrenza sleale con i taxi.

L’uso di UberPop è stato inibito “in via cautelare e urgente”, così come ogni “prestazione di un servizio – comunque denominato e con qualsiasi mezzo promosso e diffuso – che organizzi, diffonda e promuova da parte di soggetti privi di licenza un trasporto di terzi”.

Per il momento però non è cambiato ancora nulla: il servizio, infatti, è ancora attivo in cinque città italiane (Roma, Milano, Genova, Torino e Padova), dal momento che la società americana, condannata a pagare anche le spese legali, avrà due settimane di tempo per adeguarsi all’ordinanza emessa dal giudice milanese, altrimenti dovrà pagare 20mila euro per ogni giorno di ritardo nell’adempimento dell’ordinanza. Nelle città italiane in cui Uber è presente, inoltre, continueranno comunque i servizi di Uber “Black” e “Van”, svolti da autisti dotati di regolare autorizzazione all’esercizio del servizio.

Il Tribunale ha inoltre disposto la pubblicazione della decisione per 30 giorni sulla home page del sito www.uber.com nella sezione relativa all’Italia.

Contro l’ordinanza, i legali di Uber preannunciano già appello, in quanto tale decisione limiterebbe la libera concorrenza, facendo così aumentare i prezzi, e priva di occasioni di lavoro e di guadagno moltissimi “autisti”, selezionatissimi da Uber, che controlla anche la fedina penale.

Gli altri requisiti per diventare autisti di UberPop, oltre alla fedina penale immacolata, sono i 21 anni, la patente con tutti i punti da più di 3 anni e la proprietà dell’auto.

Contro la decisione del giudice di Milano sono insorte anche le associazioni dei consumatori, visto che l’ordinanza danneggia soprattutto gli utenti finali che necessitano di essere trasportati. Si è infatti calcolato che un tragitto con UberPop costi circa la metà rispetto allo stesso percorso con un taxi o anche con un’auto propria, se si considerano i costi del mantenimento di un’automobile di proprietà e di parcheggio.

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