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Moneta alternativa: è il baratto del futuro?

In alcune città d’Italia già da tempo si sente parlare della moneta complementare o “alternativa”, introdotta con l’obiettivo di favorire gli scambi tra imprese.

Questa moneta alternativa si basa sullo scambio di beni o servizi, concetto che trova origine nel “baratto”, ossia la più elementare forma di scambio nata nell’antichità per garantire lo scambio di beni o servizi senza l’utilizzo della moneta.

Nel tempo il baratto ha subito molte trasformazioni ed oggi possiamo associarlo alla permuta, ossia quella tipologia di contratto che prevede il reciproco trasferimento di un bene da un contraente all’altro.

Ma in quali città c’è già la moneta alternativa?

La Sardegna, ormai da anni, è riuscita a far valere il principio di scambio complementare con “Sardex”, il metodo alternativo di pagamento che si basa sullo scambio di beni e servizi. Ogni impresa può iscriversi a questo circuito di scambio complementare che va ad aggiungersi al mercato in vigore per creare un’alternativa. Dal 2010 il circuito Sardex lavora per far valere lo scambio e garantire una maggiore interazione sociale, basti pensare che ormai in Sardegna ci sono più di 2500 imprenditori che lo utilizzano come moneta di scambio, ottimizzando così la capacità produttiva.

Nel 2015 a Genova, alcuni negozi hanno cercato di introdurre una moneta alternativa, gli “Scec”, con l’obiettivo di risanare, solo in una piccola parte, la crisi e lavorare parallelamente con il vigente Euro.

Da giorni a Roma si parla di una possibile introduzione di una moneta alternativa. La proposta parte dalla neo sindaca di Roma, Virginia Raggi, che in tutti i modi sta cercando delle alternative economiche per la Capitale. Insieme all’Assessore Mazzillo, Virginia Raggi ha proposto l’introduzione di un circuito alternativo di pagamento che riesca a favorire l’economia. Una valuta alternativa (nel Lazio viene chiamata Tibex) che riesca a favorire le economie locali, aiutando lo scambio tra le aziende.

Quando si parla di “moneta alternativa” non si sta parlando di BitCoin, la moneta virtuale nata nel 2009, con cui è possibile acquistare beni in Internet ed anche utilizzata come merce di scambio con denaro corrente (come l’euro o i dollari).

Certamente la moneta alternativa potrebbe favorire gli scambi tra imprese o privati, ma alla base di ogni città dovrebbe esserci una stabilità economica tale da permettere gli scambi commerciali anche con il resto dell’Europa.

Sicuramente avere un’unità di misura che viaggi parallelamente con la moneta corrente potrebbe portare dei grandi vantaggi in termini di relazioni economiche locali però l’idea di non riuscire anche a relazionarsi con il resto delle località potrebbe creare un grande svantaggio per l’unità commerciale nazionale.

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