Gas GPL: il calvario del cambio di fornitore

Santin

Lunedì 4 maggio la trasmissione televisiva “Mi manda RaiTre” si è occupata di un caso potato davanti alle telecamere da Stefano Santin di Casa del Consumatore.

Ma di cosa si tratta?

Riguarda la disdetta dalla fornitura del gas Gpl che ben 40 famiglie piemontesi non riuscivano ad ottenere nonostante i ripetuti tentativi. Queste famiglie, o titolari di piccoli esercizi commerciali, non riuscendo a disdettare la fornitura del gas per rivolgersi ad un altro fornitore, hanno bussato alla Casa del Consumatore per avere chiarimenti.

La Casa del Consumatore ha accettato di seguire i casi, che tra l’altro giorno dopo giorno sono aumentati. La fornitura del Gpl, nel corso degli anni, è passata in diverse “mani”, sovente all’insaputa degli stessi clienti. Alcune famiglie hanno sottoscritto il contratto con Uniongas, che poi è stata assorbita dalla Lampogas, la quale ha ceduto un ramo di azienda al colosso Totalgaz Italia SRL, con sede a Roma, che appartiene al Gruppo Total Erg. Il ramo d’azienda che comprendeva i quaranta astigiani ha subito questi passaggi e i clienti sono rimasti un po’ disorientati.

Alcuni avevano sottoscritto il contratto con l’Uniongas, altri con la Lampogas e inviavano a queste aziende la richiesta per disdettare il contratto. Solo che non erano più loro i fornitori e quindi le pratiche andavano per le lunghe, anzi per le lunghissime. E intanto il gas continuava ad essere fornito dagli stessi operatori che avevano acquisito le “quote”, senza che il cliente potesse liberarsene. Non solo. Ciò che vincolava i consumatori al fornitore era il bombolone, che viene dato dagli stessi fornitori in comodato d’uso a patto che il gas venga preso da loro. Una sorta di “prigionia” commerciale dalla quale i quaranta consumatori temevano di non poterne più uscire.

La Casa del Consumatore ha preso in mano il caso e ha svolto indagini al riguardo, scoprendo alcune cose interessanti. “Sono contratti con clausole vessatorie – ha detto il presidente regionale Piemonte della Casa del Consumatore Stefano Santin – che consentono all’azienda di recedere senza problemi, ma non al cliente. Per legge, ogni cliente, dopo due anni di comodato d’uso, può diventare proprietario del bombolone, solo che deve farne esplicita richiesta. Se questa non viene presentata si continua a rimanere vincolati ad un comodato d’uso. Questo significa che il prezzo del Gpl viene maggiorato fino al 30-40%. Inoltre i prezzi del Gpl non sono uguali in tutte le zone d’Italia. In alcune aree costa meno che in altre anche del doppio. Ci sono molte altre persone in questa situazione, solo che non se ne rendono conto o non sanno come fare a liberarsi dal contratto.” A questo punto cosa potrà fare la Casa del Consumatore? “Intanto chiederemo la risoluzione del contratto – ha affermato Stefano Santin – Se la Totalgaz non concilierà, agiremo con l’Antitrust al fine di far dichiarare vessatorie le clausole che indicheremo. Si tratta di un vero e proprio “schiavismo commerciale”.

Solo il riscatto del serbatoio esercitando l’opzione d’acquisto, che dev’essere indicata nel contratto sottoscritto a suo tempo, può dare un risparmio notevole ai consumatori che utilizzano il GPL.

Chi vuole avere informazioni e farsi assistere nella verifica del contratto sottoscritto con le aziende fornitrici potrà contattare la Casa del Consumatore allo 0141530197 oppure mail: info@casadelconsumatore-piemonte.it

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2 risposte a “Gas GPL: il calvario del cambio di fornitore

  1. le aziende che praticano clausole vessatorie dovrebbero essere a loro volta vessate dallo stato fino alla loro recessione di tali comportamenti o la chiusura. E un disonesto approffittarsi del più debole, come sempre lo stato non vede.

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