Il “codice fiscale” delle uova

Non tutte le uova sono uguali: qualità e proprietà nutritive in generale possono essere differenti.
Poco conta il colore intenso o tenue del guscio: questa circostanza dipende esclusivamente dalla “razza” della gallina e dal suo livello di pigmenti (un po’ come la melanina per noi umani!).
Allo stesso modo, più l’alimentazione della gallina è ricca di carotenoidi (pigmenti vegetali che conferiscono colore arancione/rosso alla frutta e alla verdura), più intenso sarà il rosso del tuorlo.
È importante, invece, verificare che il guscio sia pulito e consistente, altrimenti i germi rischiano di penetrare all’interno dell’uovo e contaminarne il contenuto. Meglio, in ogni caso, cuocerlo ed evitare di berlo fresco.

Dal 2004, grazie ad un Regolamento adottato dall’Unione Europea (il n. 2295/2003) su tutte le uova “fresche” poste in commercio è obbligatorio stampare una sorta di codice fiscale che ne identifica la provenienza. Il tutto all’insegna di una maggiore informazione e trasparenza per il consumatore.
Il primo numero del codice è forse il più importante perchè indica il tipo di allevamento delle galline:

0 per l’allevamento biologico (dove le galline non solo vengono allevate all’aperto, ma anche alimentate con mangimi biologici, in genere cereali);

 1 per l’allevamento all’aperto;

– 2 per l’allevamento a terra (dove le galline vengono allevate al coperto in capannoni riscaldati ed illuminati artificialmente con pavimenti grigliati al di sotto dei quali si trovano le fosse biologiche); quando vi dicono che le uova utilizzate per un determinato prodotto provengono da allevamenti a terra, sappiate quindi che non vuol dire che le galline vivono nell’aia, visto che si tratta comunque di allevamenti artificiali.

3 per l’allevamento in gabbia (o in batteria dove le galline vengono “indotte” a produrre il maggior numero di uova possibile grazie al caldo prodotto da fari al neon perennemente accesi e dove la densità di “popolazione” è molto alta: una media di 22 animali per metro quadrato).
Seguono due lettere che indicano da quale paese provengono le uova (una sorta di targa; es. IT per Italia, ES per Spagna, ecc.).

Infine troviamo altri tre numeri che indicano rispettivamente il codice della città dove si trova l’allevamento, la sigla della provincia e il numero specifico dell’allevamento nel quale l’uovo è stato deposto.

La presenza di tale codice è molto importante non soltanto perchè indicativa della provenienza e del tipo di allevamento di deposizione delle uova, bensì anche perchè il fatto che venga apposto dalle autorità sanitarie locali evidenzia che l’allevamento risulta sicuro e garantito in quanto, appunto, sottoposto a controllo sanitario.

Indipendentemente dal tipo di allevamento, la Comunità Europea ha poi imposto degli standard di qualità sia organolettica che nutritiva dell’uovo fresco. Pertanto tutti gli allevatori hanno precisi obblighi di alimentazione delle galline le quali devono seguire una dieta equilibrata a base di granoturco, soia, erba medica e sali minerali.
Del resto, se la gallina è ben nutrita ed allevata in maniera adeguata (meglio se all’aperto) deporrà uova dal guscio consistente e dal contenuto più “nutriente” (maggiori saranno le proteine e i sali minerali).

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10 risposte a “Il “codice fiscale” delle uova

  1. Invece di mangiare cibi sani e naturali, finiremo per mangiare gli imballaggi e l\’inchiostro.
    L\’inchiostro è una sostanza cancerogena.
    Il diserbo presente in alcune bottiglie di vino è una sostanza cancerogena.
    Stiamo attenti a quello che mangiamo.
    Non bisogna fidarsi di un\’etichetta cancerogena, ma bisogna fidarsi di quello che si segue con i propri occhi e con la propria presenza dalla nascita fino alla bocca.

  2. mai letto tante inesattezze in così poche righe ….
    allevamento a terra non ha alcunchè a che vedere con la batteria;
    cosa c’entra il neon con la uova non si capisce, tra l’altro negli allevamenti di galline non si usa neppure il riscaldamento: è la genetica che fa produrre più o meno uova;
    lo spazio per capo in batteria è pari a 550cm2 e passerà a 750 a partire dal 1 gennaio 2012

  3. Per Stefano: perché, visto che ne sai tanto, non ci mandi un articolo così lo pubblichiamo? Non ti deprimere, esistono anche articoli peggiori al mondo!

  4. ognuno faccia il suo mestiere, voi cercate di fare il vostro…..Non penso siate obbligati a scrivere di cose che non sapete, o no?

  5. Per Stefano: visto che ci scrivi da un’associazione di categoria, forse il tuo mestiere sarebbe quello di far capire ai consumatori cosa comprano e mangiano. Quindi fai il tuo mestiere e scrivi qualcosa di meno “inesatto” di noi.
    Ti facciamo una domanda: la pubblicità Calvé che gira in questi giorni dice che la sua maionese è prodotta con uova provenienti da allevamenti di galline allevate a terra. Secondo te, questa dichiarazione, può indurre qualcuno in errore?

  6. ho già scritto qualcosa di meno inesatto di voi.
    capisco ci siate rimasti male ma non so cosa farci.
    preoccupatevi della vs. attività che alla mia ci penso io.
    scusate ma ho altro da fare che perdermi in sterili polemiche. Ribadisco che prima di scrivere di determinati argomenti è bene informarsi.

  7. Credo che a rimanerci male più che gli autori dell’articolo del blog sia stato proprio il signor Stefano; il suo commento velenoso è solo distruttivo e non costruttivo, in un maldestro tentativo di autodifesa che però non aggiunge nulla e si limita a demolire senza portare motivazioni convincenti a suo sostegno. provbabilmente il signore è infastidito dal fatto che venga squarciato il paravento della dicitura ‘allevamento a terra delle galline’, che sono convinta sia assolutamente ingannevole per il consumatore, in quanto l’ignaro acquirente è convinto di acquistare uova da galline che vivono nell’aia ed invece compra uova di galline che vivono rinchiuse in capannoni e che quindi vengono allevate artificialmente. Non si parla nell’articolo di allevamenti a terra definiti allevamenti in batteria, mi sembra che siano due cose ben distinte e mi sembra che sia anche chiaramente espresso nell’articolo; ma forse Stefano non lo ha letto così attentamente… Ad ogni modo non credo che per una gallina sia una gran vita vivere rinchiusa in un capannone tutto il tempo. Perchè il signor Stefano non spiega in che cosa consiste esattamente l’allevamento a terra? Credo che il mestiere di un’associazione di consumatori sia quello di informare i consumatori, a volte per sopperire la carenza di informazioni che vengono date dalle altre fonti, non trova?

  8. non vedo trattata la data di scadenza delle uova.Che valore ha questa data se in certe nazioni so che le utilizzano e le consumano solo se deteriorate?

  9. In un allevamento a terra gli animali sono ad una densità di circa 7-8 per metro quadro…animali che comunque possono girare e spostarsi per l’intero capannone (la dimensione può essere dai 600 ai mille metri quadri)…nel capannone c’è una parte a “terra” dove solitamente come lettiera vengono messi truciolo o paglia (naturalmente sterilizzati) e una parte rialzata che consiste in un grigliato che puo’ essere in legno o in plastica dove, nelle maggior parti dei casi si trovano le mangiatoie e gli abbeveratoi e dove gli animali spontaneamente dormono….al centro o ai lati del grigliato ci sono i nidi dove gli animali entrano ed escono liberamente per andare a deporre le uova….altra cosa sono gli allevamenti in batteria….molto più massacranti per gli animali…

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